Il
primo portale dedicato al
Marmo e alla Pietra di Apricena
Alcune considerazioni tra materia, progetto e architettura.
"L'architettura comincia e finisce con una pietra"
Joze Plecnik
Certamente di pietra
sono costruite le piramidi di Saqqara e di Giza, la Sfinge, l'Acropoli di Atene
e il Partendone di Fidia, di pietra nella pietra le città morte della Siria e
le dimore degli Dei a Karnak e Luxor.
"Quale disegno quale progetto dietro
questa incredibile sequenza di pezzi unici se non quello di piegare la materia
della pietra alla forma dell'Architettura". Ed ancora i Fori Imperiali e quanto
prodotto dalla cultura Romana o Romanica, i portali sapientemente intagliati quasi
in un unico spessore e le elevazioni Gotiche dove la materia giunge ai limiti
delle proprie capacità nello slancio delle navate di Notre-Dam.
La ricerca
di forme espressive guidava la mano di Michelangelo nel dare vita alle forme <<…liberando
e conquistando lo spazio nel disperato tentativo di vincere la morte artificiale
della materia…di farsi vita nella morte>>.
E ancora la straordinaria spazialità
Berniniana nella fontana di piazza Navona, o nella scalinata di Trinità dei Monti
ormai <<…denunce dell'artificialità dell'uso del materiale senza più nostalgia
per il passato>>, dichiarazione esplicita della totale artificialità della materia.
In particolare con l'Architettura della "Rivoluzione" e soprattutto tramite i
Maestri del Moderno la Materia giunge a noi dimostrando attraverso la Storia che
<<In Architettura la ricerca sulla Materia è un percorso dedito alla sublimazione
Architettonica ed Artistica della Materia stessa>>.
Accettare questo
confronto vuol dire ripercorrere il senso della Storia e fino a quando non troveremo
<<gli strumenti>> per affrontare le difficoltà del progetto Contemporaneo,
continueremo a produrre Edilizia non certo a comporre Architetture.
Ecco
perché <
Da qui l'esigenza di conoscere il processo della sua
trasformazione storica e tipologica oltre che la genesi della sua formazione e
trasformazione produttiva per poterne carpire il segreto della sua intrinseca
manipolazione attraverso l'operare - in qualche modo "artistico" - del progetto
architettonico. Il progetto diviene così il luogo in cui miracolosamente la Materia
si trasforma prendendo nuova vita.
La necessità, quindi, di guidare il progetto
nella forma più importante alla quale possa aspirare - la sua materializzazione
- ovvero la sua trasformazione in manufatto, attraverso l'esperienza del cantiere
guidati dalla <<…pluralità degli apporti e dei contributi - non secolari - delle
maestranze>>.
Che arricchiscono le iniziali intenzioni del progetto spesso
modificandolo positivamente. Ecco l'importanza della conoscenza della materia
e della sua naturale vocazione d'impiego e forma, della sua poesia. La poesia
della Pietra che è anche la poesia della Nostra Storia il racconto dei Nostri
luoghi la forza della Nostra gente.
Memoria della nostra cultura e materia
del nostro progresso.
Ad Apricena la pietra si trova dappertutto, nelle cave,
nei portali delle case, nelle strade, nelle piazze, nelle fontane, seppur non
se ne colgono le valenze qualitative, se non in qualche lavorazione datata e che
ormai guardiamo, ahimè drammaticamente, con attonita nostalgia. Da tempo si avverte
la necessità di un atto creativo, ed in quanto tale, "provocatorio", capace di
stimolare nuovi accadimenti. Nell'epoca contemporanea fare cose artificiali significa
ovviamente anche produrre la naturalità del materiale ma riprodurla secondo modalità
tali che quelle artificialità denuncino, manifestino, disegnino o scelgano, aggiungerei
misurino, il confronto con il contesto. Purtuttavia sciupiamo le occasioni migliori
per fare del progetto soprattutto uno strumento educativo che abbia la capacità
di evocare emotivamente il giusto senso della operazione costruttiva, raccontando,
con i materiali, l'intero processo che genera e dà ragione della costruzione di
un luogo.
Troppo spesso si tenta di giustificare le scelte, unicamente nella
direzione dei vincoli che, alla base del complicato meccanismo di trasformazione
e/o realizzazione di un'opera, condizionano le scelte fondamentali della progettazione.
Dalle ragioni economiche, molto spesso limitative, alla rigidità delle norme tecniche,
dalla inadeguatezza di corretti strumenti di regolamentazione delle discipline
attuative, alle difficoltà, sempre diverse, del contesto di pertinenza e della
stessa committenza, il progetto sembra perdere la centralità della caratterizzazione
nelle trasformazioni in atto.
Ma l'Architettura è il "compromesso delle variabili"
ed è proprio nei limiti imposti che bisogna trovare il senso delle ragioni progettuali,
l'Architettura nel deserto priva di alcun tipo di programma ed in assenza di vincoli
non è che una "palla". Bisogna fare della somma dei condizionamenti in gioco "il
sale dell'Architettura", ovvero tradurre la difficoltà dei programmi nella capacità
di produrre valore.
Da più parti si sente la necessità di diffondere "cultura"
con il progetto, la cultura della corretta utilizzazione dei materiali, della
appropriata contrapposizione di forme e dell'equilibrata giustapposizione di volumi,
della capacità di saper governare la luce sulle superfici svelandone il profondo
segreto della lavorazione dei materiali, in altre parole la consapevolezza di
poter fare dell'Architettura il luogo dell'incontro tra l'uomo e la storia della
continua modificazione dei luoghi del suo abitare.
Domenico
Potenza
Laboratorio Progetto Cultura